da http://www.donvitaliano.it
«La mia comunità non fa da spalla a nessuno movimento familista, non è una succursale di nessuna agenzia dell’integralismo cattolico incarnato dall’attuale dirigenza Cei. Basta con questa famiglia! Non se ne può più. I soprusi, le violenze, gli stupri, i ricatti dove li mettiamo? E i condizionamenti, gli egoismi di gruppo, le vendette parentali, le aristocrazie ereditarie, il tornaconto individuale e il menefreghismo?». Don Aldo Antonelli, parroco di Antrosano (L’Aquila).
«Non esiste un modello cattolico di famiglia. Il Dio di Gesù non è religioso, è totalmente laico. Ma al momento, non sono solo gli omosessuali, le coppie di fatto, ma anche i divorziati e i separati cattolici che si sentono colpevolizzati e non amati dentro una certa pratica ecclesiale. Una Chiesa che per affermare i principi condanna le persone: questo è antievangelico». Don Albino Bizzotto, associazione Beati i costruttori di pace [da Carta settimanale 17/06].
«Quando la Chiesa diventa Chiesa della religione, non della fede, rischia di confondere il piano profetico e quello politico e intende intervenire direttamente sul piano legislativo e normativo. Non serve alla Chiesa intervenire sui Dico, perché la vera questione è quella dell’amore. Nella laicità della storia lo Stato ha il dovere di regolamentare alcune condizioni di convivenza per garantire i diritti-doveri delle persone. Questo non significa distruggere la famiglia». Don Pierluigi Di Piazza, parroco di Zugliano (Udine).
«La Chiesa che ha paura di perdere potere e prestigio e la Chiesa che va in crisi perché non ci sono vocazioni non mi interessa. Per questo non sarà al Family day». Padre Giorgio Poletti, missionario comboniano di Castel Volturno.
«Un conto è la proposta evangelica, religiosa, che chiede la libera adesione del singolo; un altro è una legislazione civile che vuole essere valida per tutti. I Dico, bisogna ricordarlo, non sviliscono la proposta religiosa del matrimonio come unione tra un uomo e una donna per sempre e non cercano di sostituirsi ad essa, né vogliono imporsi come modello unico ed esclusivo per la società». Don Beppe Scapino, parroco a Ivrea.
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«La Chiesa ha timore di perdere potere, c’è una caduta di consenso inarrestabile, e la reazione è un arroccamento senza precedenti». Pierangelo Marchi, della Comunità dei Sacramentini di Caserta
«Il Family day è una manifestazione arrogante, intransigente, criminalizzante». Don Andrea Gallo, fondatore della comunità di San Benedetto al Porto di Genova.